Vendere i titoli pluriennali in portafoglio

Tra i titoli di stato con scadenza pluriennale si possono annoverare i BTp (3, 5, 10, 15 e 30 anni) e i CcT (7 anni).

Chi investe in questi titoli lo fa per parcheggiare la liquidità in eccesso e ottenere un rendimento che deriva sia dallo scarto di emissione che dallo stacco delle cedole semestrali.

Un’altro tipo di guadagno deriva dalla vendita prima della scadenza, quando il valore del titolo si apprezza nel corso del tempo.

Dunque, chi disinveste BTp e CcT può avere una duplice esigenza: recuperare liquidità di cui probabilmente ha bisogno oppure speculare, quando il valore di vendita è maggiore di quello d’acquisto.

Riguardo quest’ultimo aspetto i BTp sono particolarmente apprezzati dagli investitori meno prudenti, perché il loro valore può subire notevoli oscillazioni in base agli eventi di mercato.

Quando conviene vendere i titoli pluriennali in portafoglio

Nel caso dei BTp se si prevede un rialzo dei tassi è consigliabile disinvestire e acquistare BoT (hanno una durata minore) o CcT (hanno una lunga scadenza ma cedole indicizzate).

Per quanto riguarda i CcT, non vi sono situazioni particolari in cui è conveniente vendere; il rischio di prezzo è basso e non sono adatti a fini speculativi.

I costi

Entrambe le categorie di Titoli di Stato sono soggette agli stessi costi:

  • Commissioni per acquisto in asta: nessuna commissione d’entrata;
  • Commissioni per acquisto sul mercato secondario: banche e intermediari sono liberi di applicare commissioni, tuttavia, le stesse potranno essere negoziate in base alla forza contrattuale del cliente al momento dell’acquisto;
  • Commissioni per vendita alla scadenza: nessuna commissione d’entrata;
  • Costi di gestione: il risparmiatore per la gestione del deposito bancario in cui detiene i Titoli di Stato paga delle spese che non possono essere superiori ai 10 € a semestre. Questo è un limite massimo che è indipendente dalla quantità di titoli di Stato posseduti.
  • Tassazione: l’imposta sia sullo scarto d’emissione (differenza tra prezzo di vendita e quello d’acquisto) che sulle cedole staccate è del 12,50 %;
  • Imposta di bollo: con la Legge Finanziaria 2011 è previsto un aumento dell’imposta di bollo per il deposito titoli, compresi i Titoli di Stato. Per il 2012, è previsto un bollo di 34,20 euro per i depositi con valore nominale inferiore a 50.000 euro, di 70 euro per i depositi oltre i 50.000 e fino a 149.999 euro, di 240 euro per i depositi da 150.000 euro e fino a 499.999, di 680 per i depositi da 500.000 euro in su.
    A partire dal 2013 l’imposta di bollo sarà sempre pari a 34,20 euro annuali per i depositi inferiori a 50.000 euro, mentre aumenterà ulteriormente in relazione ai vari scaglioni di importo depositato, ovvero, 230, 780 e 1.100 euro.