Le caratteristiche dei BTp

I Buoni del Tesoro poliennali sono titoli a medio-lungo termine che hanno una remunerazione basata sulle cedole fisse posticipate, pagate semestralmente, e su di un eventuale scarto di emissione.

Le scadenze previste per la collocazione di questi titoli sono cinque: 3, 5, 10, 15 e 30 anni.

L’emissione dei BTp è realizzata per mezzo di aste marginali sul prezzo (attraverso un meccanismo che esclude le domande speculative) a cui partecipano esclusivamente gli intermediari istituzionali autorizzati, in possesso dei requisiti previsti dalla normativa.

Questi titoli sono quotati sul MOT (Mercato Obbligazionario Telematico), a partire da un taglio minimo di 1000 euro, e sull’MTS (Mercato all’ingrosso dei Titoli di Stato) nel caso in cui le operazioni superino i 2,5 milioni di euro.

Per quanto riguarda le commissioni, si parte da un minimo dello 0,2% ad un massimo dello 0,4%, in funzione della durata residua del titolo, durata compresa tra il giorno di regolamento in asta e il giorno di scadenza.

Come già anticipato i BTp offrono due tipi di rendimento: pagamento di interessi periodici (cedole), e guadagno in conto capitale, quando il titolo è emesso sotto la pari, ovvero quando il valore di rimborso è maggiore del valore nominale.

Sia sulle cedole che sullo scarto di emissione si applica una ritenuta fiscale pari al 12,50%.

Pregi

Siccome sono previste diverse scadenze, è possibile effettuare una programmazione dei flussi di cassa di anno in anno.

Un’altro vantaggio è rappresentato dalla liquidità. Infatti, è possibile negoziare i titoli prima della loro scadenza naturale, sia da parte degli investitori istituzionali (sul mercato secondario regolamentato -MTS, e non regolamentato -over the counter) che di semplici consumatori (attraverso il MOT, mercato secondario regolamentato).

Difetti

Pagando cedole periodiche, i BTp espongono l’investitore al rischio di reinvestimento.

Siccome la loro quotazione è correlata ai tassi di mercato, variando in senso inverso, l’investitore è esposto anche al rischio di prezzo.

Il prezzo diventa molto sensibile al crescere della durata: sensibilità media per i titoli a 3 e 5 anni, mentre per quelli a 10, 15 e 30 anni, la sensibilità è più elevata.

Un ultimo rischio che riguarda in particolare i BTP a lungo termine è il rischio monetario.
Infatti, anche se normalmente tale tipologia di titoli offre un rendimento superiore la tasso di inflazione, l’investitore è comunque esposto ad un livello di incertezza dato proprio dalla possibilità che lo stesso tasso di inflazione possa variare nel tempo, superando il rendimento del BTp.